Canton Ticino, obbligo di denuncia per le chiese
Obbligo di denuncia per le gerarchie della Chiesa cattolica e della Chiesa evangelica riformata, per rendere più efficace la lotta ai reati sessuali commessi da religiosi. È il principio sancito in Canton Ticino dal Parlamento lo scorso novembre. Divergenze su definizioni, ambito e applicazione della legge tra lo stesso Parlamento e il Consiglio di Stato (in particolare sull’obbligo di denuncia anche in mancanza del consenso della vittima) stanno bloccando l’attuazione concreta di questo principio ma pare essere solo questione procedurale e di tempo.
Preferisco i giorni feriali è una pubblicazione supportata dai lettori. Per ricevere nuovi Post e supportare il mio lavoro, considera l’idea di diventare un abbonato gratuito o un abbonato a pagamento.
Distanza siderale con l’Italia, in cui la proposta di una commissione indipendente non è mai stata ascoltata e Governo e Parlamento, nonostante i richiami persino delle Nazioni Unite, hanno sempre fatto orecchie da mercante. Sotto il papato di Bergoglio la Cei, poi, aveva promosso centri di ascolto diocesani e report periodici. I report, come denunciato da Rete L’Abuso e dal coordinamento Italychurchtoo, hanno evidenziato ben poco. E sul funzionamento stesso dei centri di ascolto della Chiesa ci sono parecchie perplessità: Rete L’Abuso ha pubblicato qualche settimana fa un dossier in cui ha evidenziato forti critiche.
Forti disparità tra regioni e «notevole resistenza culturale in Italia nell’affrontare gli abusi» sono state riscontrate anche dal “Rapporto annuale sulle politiche e procedure della Chiesa” (relativo al 2024) della “Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori”, che ha formulato 15 raccomandazioni ed espresso un corposo e articolato rapporto critico alle diocesi italiane.
Un anno di Prevost, tra gite a Montecarlo e misericordia ai pedofili
Robert Francis Prevost è stato eletto Papa dal conclave il 9 maggio 2025. Siamo, quindi, ormai a poche settimane dal primo anniversario. Ha suscitato critiche e clamore la scelta di Leone XIV di effettuare la prima visita apostolica del suo pontificato a Montecarlo con un parallelo con Bergoglio che andò invece a Lampedusa, terra di pescatori e di migranti; ma Prevost è consapevole che una chiesa in crisi (anche economica) deve scegliersi con oculatezza gli alleati. C’è invece un altro atto pubblico del Pontefice che non ha ricevuto la stessa attenzione ma ha un peso anche maggiore: nel messaggio consegnato dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin all’assemblea plenaria della Conferenza episcopale francese lo scorso 25 marzo, Prevost ha scritto che «è positivo che i sacerdoti colpevoli di abusi non siano esclusi da questa misericordia e siano oggetto delle vostre riflessioni pastorali. Inoltre, dopo diversi anni di dolorose crisi, è giunto il momento di guardare risolutamente al futuro e di offrire un messaggio di incoraggiamento e fiducia ai sacerdoti di Francia, che hanno sofferto molto». I famigliari delle vittime dei preti hanno risposto con una lettera aperta a papa Leone, in cui esprimono tutta la loro indignazione per la presa di posizione a favore di un perdono senza giustizia.
Saranno programmatiche queste parole nella linea di Prevost sugli abusi sessuali nella chiesa? Incoraggiamento e fiducia ai sacerdoti che soffrono, misericordia per gli abusatori. Nel Paese della commissione Ciase, definire questo un netto passo indietro è dir poco.
Dell’uscita improvvida del papa sulla misericordia abbiamo scritto un ampio commento qui.
In Francia “Rinasce” l’ente che indennizza le vittime dei preti. In che forma?
Un altro passo indietro potrebbe arrivare a settembre: il mandato dell’Autorità Nazionale Indipendente per il Riconoscimento e la Riparazione (Inirr) scadrà a settembre. Organismo nato proprio su impulso della Ciase, la commissione indipendente che ha indagato sulla pedofilia e gli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica francese tra il 1950 e il 2020. Il rapporto finale, pubblicato il 5 ottobre 2021, aveva denunciato che le vittime di abusi clericali sono state 216.000, numero che sale 330.000 vittime se si contano anche gli abusi commessi da laici con missione ecclesiale. L’Inirr era nato su impulso della commissione per contribuire al risarcimento delle vittime di pedofilia nella Chiesa francese.
Nell’assemblea plenaria i vescovi francesi hanno stabilito di chiudere quest’autorità e farle subentrare un nuovo organismo, Renaître, su cui molte vittime hanno espresso preoccupazioni. La Vie ha intervistato Marie Derain De Vaucresson, avvocata, attivista per i diritti dei minori e ideatrice e presidente dell’Inirr. «La chiave di volta è l’indipendenza. Senza indipendenza non può esserci fiducia. E senza fiducia non c’è via per la guarigione. Per questo motivo, le vittime devono potersi rivolgere a una terza parte, a un soggetto esterno, e non all’istituzione responsabile dei momenti peggiori della loro vita e della loro sofferenza (in primis gli abusi, ma anche il successivo silenzio organizzato)». Indipendenza che, afferma Marie Derain De Vaucresson, ora non ci sarà più perché il nuovo organismo non sarà esterno ed indipendente dalla Conferenza episcopale francese.
Il Vaticano salva il vescovo emerito di Cadice Zornoza con un cavillo
Archiviate dal Dicastero per la Dottrina della Fede le accuse di pedofilia contro il vescovo emerito di Cadice, Rafael Zornoza. La vittima ha denunciato di aver subito abusi sessuali dai 14 ai 21 anni negli anni Novanta del secolo scorso. Gli abusi si sono verificati nel seminario maggiore della diocesi di Getafe e in altri luoghi. Alla vittima nulla risulta essere stato notificato, nonostante l’archiviazione sia di ormai due mesi fa Un cavillo interpretativo del codice di diritto canonico ha vinto sulla richiesta di giustizia della vittima e sulla lotta agli abusi sessuali nella Chiesa. Secondo El Pais, che ha rivelato la notizia, il Dicastero per la Dottrina della fede non sarebbe riuscita ad accertare l’età precisa (ergo, non hanno creduto alla vittima…) in cui gli abusi sono avvenuti e quindi se aveva davvero meno di 16 anni. La decisione è inappellabile e l’unico che potrebbe rimetterci mano è il papa. Et voilà, il cavillo è servito e il monsignore salvato. Sconcerto che aumenta di fronte un’altra circostanza riportata da La Razon: il Dicastero per la Dottrina della fede avrebbe potuto applicare al caso il “Crimen sollicitationis”, che consente di giudicare le relazioni omosessuali del clero come un “delicta graviora”, ovvero un reato grave, indipendentemente dall’età dell’altra persona. Quindi dopo anni di proclami, la pedofilia è considerata un peccato o poco più. E peccato per peccato, l’omosessualità è considerata più grave della pedofilia.
Zornoza era stato costretto alle dimissioni da vescovo di Cadice e Ceuta nel novembre scorso. In quell’occasione, il presidente della Conferenza episcopale spagnola, monsignor Luis Arguello, aveva commentato: «L’avvio dell’inchiesta da parte della Santa Sede conferisce credibilità alle accuse. La Chiesa cerca la verità per affrontare il dolore di tutte le parti coinvolte, sia della potenziale vittima che del vescovo, che potrebbe essere stato accusato ingiustamente».