Roma inizia questo mercoledì a fare un bilancio dei dieci anni di Amoris laetitia. Dal 7 al 14 ottobre, circa 250 vescovi, tra presidenti di Conferenze episcopali e responsabili delle Chiese cattoliche orientali, parteciperanno insieme a famiglie ed esperti a un incontro convocato da Leone XIV per esaminare l’applicazione dell’esortazione di Francesco e le sfide attuali della pastorale matrimoniale e familiare.
L’appuntamento giunge un decennio dopo uno dei documenti più discussi del pontificato precedente. Amoris laetitia, pubblicata nell’aprile del 2016 dopo le due assemblee sinodali sulla famiglia del 2014 e del 2015, ha avviato un ampio processo di applicazione nelle Chiese locali, soprattutto in relazione all’accompagnamento dei divorziati risposati e ad altre situazioni definite «irregolari».
Dieci anni dopo, Roma vuole sapere cosa è accaduto durante questo percorso.
L’incontro è stato presentato dalla Santa Sede come eminentemente pastorale. Non è previsto riesaminare l’esortazione né elaborare un nuovo documento magisteriale che la sostituisca. I partecipanti dovranno condividere esperienze, individuare difficoltà e valutare quali strade possano essere intraprese nei prossimi anni.
Tuttavia, l’anniversario riporta al centro dell’attenzione alcune delle questioni che accompagnano Amoris laetitia praticamente fin dalla sua pubblicazione e che non hanno mai ricevuto una chiarificazione formale.
Cosa si discuterà durante questa settimana
I lavori si svolgeranno nell’Aula Paolo VI e saranno organizzati intorno a cinque grandi ambiti: la realtà e le sfide delle famiglie attuali, la vocazione matrimoniale dei giovani, i primi anni di matrimonio, l’accompagnamento nelle situazioni difficili e la famiglia cristiana come soggetto della missione della Chiesa.
La metodologia avrà anche un marcato carattere sinodale. I partecipanti lavoreranno mediante la cosiddetta «conversazione nello Spirito», alternando interventi, ascolto e momenti di silenzio. I gruppi dovranno segnalare convergenze, divergenze, tensioni, questioni irrisolte e possibili passi futuri.
Al termine dei cinque giorni tematici sarà redatto un rapporto di sintesi che verrà discusso dall’assemblea, consegnato a Leone XIV e successivamente pubblicato.
La riunione si concluderà il 14 ottobre, dopo una settimana dedicata in particolare ad ascoltare cosa è accaduto nelle Chiese locali durante i dieci anni trascorsi dalla pubblicazione di Amoris laetitia.
Da Familiaris consortio ad Amoris laetitia
Una delle chiavi per comprendere ciò che sta dietro questo anniversario si trova nel rapporto tra Amoris laetitia e l’insegnamento precedente di san Giovanni Paolo II.
Nel 1981, Familiaris consortio aveva affrontato esplicitamente la situazione dei divorziati che avevano contratto una nuova unione mentre permaneva un vincolo matrimoniale valido.
Giovanni Paolo II riaffermò allora «la prassi di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati che si risposano», poiché il loro stato e la loro condizione di vita «contraddicono oggettivamente l’unione d’amore tra Cristo e la Chiesa, significata ed attualizzata nell’Eucaristia».
Quando ragioni gravi — ad esempio, l’educazione dei figli — consigliassero di mantenere la convivenza, Familiaris consortio legava il ritorno ai sacramenti all’impegno di vivere «in piena continenza», astenendosi dagli atti propri degli sposi.
Amoris laetitia ha mantenuto la dottrina dell’indissolubilità matrimoniale, ma ha posto un accento maggiore sul discernimento di ogni situazione e sui fattori capaci di diminuire la responsabilità soggettiva.
Il suo numero 305 segnala che, a causa di «condizionamenti o fattori attenuanti», una persona può trovarsi «in una situazione oggettiva di peccato» senza essere pienamente colpevole. E la nota 351, divenuta celebre, ha aggiunto che l’aiuto offerto dalla Chiesa «in certi casi» poteva includere anche i sacramenti, con riferimenti espliciti alla Confessione e all’Eucaristia.
L’esortazione non ha specificato in quel punto quali fossero questi casi né ha ribadito la condizione di continenza stabilita da Familiaris consortio.
Da questa differenza è sorta una delle principali controversie che hanno accompagnato la ricezione del documento.
Le cinque dubia a cui Francesco non ha risposto
Il 19 settembre 2016, appena cinque mesi dopo la pubblicazione di Amoris laetitia, i cardinali Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner inviarono a Francesco cinque dubia, domande dottrinali formulate per ottenere una risposta affermativa o negativa.
La prima andava dritta al punto che aveva generato maggiore discussione.
I cardinali chiesero se, dopo Amoris laetitia 300-305, fosse possibile concedere l’assoluzione sacramentale e ammettere all’Eucaristia una persona che, essendo vincolata da un matrimonio valido, convivesse more uxorio — mantenendo una relazione propria degli sposi — con un’altra persona senza adempiere alle condizioni previste da Familiaris consortio 84.
Le altre quattro domande ampliavano il problema. Prendendo come riferimento Veritatis splendor, chiedevano se fosse ancora valida l’insegnamento sull’esistenza di norme morali assolute, sugli atti intrinsecamente cattivi, sulla situazione oggettiva di peccato grave, sul ruolo delle circostanze e sui limiti della coscienza di fronte alle norme morali.
Francesco non ha risposto formalmente alle domande. I quattro cardinali decisero di renderle pubbliche nel novembre del 2016. Caffarra e Meisner morirono l’anno successivo senza aver ricevuto risposta.
Dieci anni di applicazioni diverse
La mancanza di una risposta formale non ha fermato l’applicazione di Amoris laetitia.
Nei anni successivi, diverse Conferenze episcopali e diocesi hanno sviluppato orientamenti pastorali per interpretare il capitolo VIII dell’esortazione. La questione dei divorziati risposati ha occupato buona parte del dibattito, proprio perché i criteri adottati non sono stati identici ovunque.
Uno degli episodi più rilevanti si è verificato con le direttive dei vescovi della regione pastorale di Buenos Aires. Il documento argentino sosteneva che, quando non fosse possibile vivere in continenza ed esistessero determinate circostanze, si potesse aprire un cammino di discernimento che includesse eventualmente l’accesso ai sacramenti.
Francesco ha sostenuto quella interpretazione in una lettera del settembre 2016, affermando che il testo spiegava «compiutamente il senso del capitolo VIII» e che «non esistono altre interpretazioni». Entrambi i documenti sono stati poi pubblicati negli Acta Apostolicae Sedis, accompagnati da un rescritto che li ha qualificati come magistero autentico.
Questo sviluppo ha apportato un elemento importante per interpretare l’intenzione di Francesco, ma non ha prodotto una risposta formale alle cinque dubia né ha eliminato le differenze esistenti nell’applicazione pastorale tra le varie Chiese locali.
È proprio questa decade di esperienze che Roma inizia ora ad esaminare.
Leone XIV colloca Amoris laetitia accanto a Familiaris consortio
Nel suo messaggio dello scorso 19 marzo in occasione degli anniversari di Familiaris consortio e Amoris laetitia, Leone XIV ha ricordato congiuntamente le due esortazioni e ha affermato che entrambe hanno promosso l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, degli sposi e delle famiglie.
Il Papa ha così voluto inserire l’incontro di ottobre all’interno di un percorso più ampio della pastorale familiare, piuttosto che presentarlo unicamente come una commemorazione del documento di Francesco.
Questa prospettiva emerge anche nella presentazione dei lavori. I responsabili dell’incontro hanno ricordato esplicitamente le radici di Amoris laetitia nel Concilio Vaticano II e in Familiaris consortio, che quest’anno compie 45 anni.
Cosa è in gioco questa settimana
L’incontro che inizia oggi non è convocato per rispondere alle dubia, riesaminare il capitolo VIII né determinare nuovamente chi possa ricevere i sacramenti. Non è neppure previsto che ne scaturisca una nuova esortazione apostolica.
La domanda ufficiale è molto più «pastorale»: cosa ha imparato la Chiesa in questi dieci anni e cosa deve fare da ora in poi.
Ma il bilancio giunge dopo un decennio in cui Amoris laetitia è stata oggetto di interpretazioni e applicazioni diverse. Per questo, accanto alle esperienze che presenteranno le Conferenze episcopali, rimarrà sullo sfondo una questione che accompagna l’esortazione fin dal 2016: come si deve intendere la sua proposta di discernimento in continuità con Familiaris consortio e con i principi morali riaffermati da Veritatis splendor.
Il 14 ottobre sarà reso noto il rapporto di sintesi di questi lavori. Le cinque dubia di Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner, nel frattempo, sono rimaste senza una risposta formale.