L'antipapa Leone XIV è sembrato lanciare una stoccata alla Fraternità San Pio X (FSSPX) in un'omelia pronunciata durante i Vespri di venerdì nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi.

Leone ha parlato della liturgia nella sua omelia, affermando che il Concilio Vaticano II ha «approfondito» il nostro patrimonio liturgico e chiedendo che «le celebrazioni liturgiche siano sempre condotte con dignità e riverenza».

La liturgia è «un riflesso della vita», ha detto Leone. «La gioia eucaristica mette radici e si diffonde ovunque l'armonia venga ristabilita, ovunque la dignità sia rinnovata, ovunque l'autorità diventi servizio e ovunque la libertà possa nuovamente fiorire. Questo è il dono più grande che possiamo condividere.»

«Pertanto, anteponete la comunione con il successore di Pietro e con la Chiesa alle vostre preferenze personali, così da favorire l'unità del popolo di Dio. Così, insieme, renderemo testimonianza profetica alla possibilità di un mondo riconciliato», ha proseguito Leone.

La sua insistenza sulla «comunione» con il papa e la sua collocazione al di sopra delle «preferenze personali» potrebbe facilmente essere interpretata come un riferimento, rispettivamente, alla FSSPX e alla Messa tradizionale in latino (TLM). La FSSPX è nota per celebrare esclusivamente la TLM, ma si distingue soprattutto per il suo rifiuto degli apparenti errori contenuti nei documenti del Vaticano II. Leone ha «scomunicato» i vescovi della FSSPX la scorsa estate, dopo le consacrazioni episcopali compiute dalla società tradizionale senza l'approvazione del papa.

Padre Gerald Murray, canonista, ha fatto notare che il documento vaticano che pronuncia le scomuniche non ha effetto giuridico nello scomunicare alcun sacerdote della FSSPX né i laici che assistono alle loro Messe. 

Inoltre, la FSSPX ha presentato un ricorso canonico preliminare contro il decreto di scomunica emesso dal Vaticano il 2 luglio, sospendendone l'efficacia a norma del diritto canonico.

L'arcivescovo Jan Paweł Lenga, già vescovo in Kazakistan, noto per essere sopravvissuto al comunismo e per le sue precedenti critiche esplicite a Papa Francesco, ha sostenuto che le scomuniche dichiarate sono invalide. Egli ritiene che la pronuncia del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), sotto la direzione dell'eretico cardinale Víctor Manuel Fernández, sia la prova che il Vaticano si è allontanato da Cristo e dalla fede autentica.