Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Come successore degli Apostoli, ho il solenne dovere non solo di predicare il Vangelo, ma anche di aiutare i fedeli a discernere gli spiriti del tempo alla luce della verità immutabile affidata alla Chiesa da Nostro Signore Gesù Cristo. San Paolo esortava Timoteo a «predicare la parola: insisti al tempo opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina» (2 Tim. 4:2). Questo dovere spetta a ogni vescovo chiamato a custodire il deposito della fede.
Perciò, ritengo importante affrontare le preoccupazioni riguardanti la recente Lettera Enciclica «Magnifica Humanitas» del Santo Padre Leone XIV. Alcuni ne hanno apprezzato parti illuminanti e convincenti. Altri hanno provato un profondo disagio nella lettura – un timore che, sotto molte affermazioni vere, il documento rifletta un più ampio spostamento teologico che rischia di porre l’uomo al centro, oscurando la primazia di Dio.
Poiché queste domande toccano il cuore stesso della fede cattolica, credo sia necessario offrire una riflessione dottrinale attenta. Questo non avviene in spirito di ostilità o ribellione, né con alcun desiderio di seminare confusione o divisione nella Chiesa. Piuttosto, la vera carità richiede chiarezza. I fedeli meritano pastori disposti a parlare con onestà quando le enfasi o i quadri teologici sembrano capaci di condurre le anime alla confusione.
La Chiesa ha sempre insegnato che ogni epoca deve essere giudicata alla luce di Cristo – non Cristo reinterpretato attraverso la lente delle ideologie moderne, ma Cristo come tramandato dalla Sacra Scrittura, dalla Sacra Tradizione e dal Magistero perenne della Chiesa. Tecnologia, intelligenza artificiale e realtà sociali in evoluzione richiedono certo una riflessione morale attenta. Tuttavia, nessuna epoca, nessuna crisi e nessuna rivoluzione tecnologica possono alterare le verità fondamentali della fede cattolica: che l’uomo è caduto per il peccato, redento solo attraverso Gesù Cristo, chiamato alla conversione e alla santificazione, e destinato non solo al fiorire terreno, ma all’unione eterna con Dio.
È con questa preoccupazione per la salvezza delle anime e la fedeltà alla fede cattolica che offro la seguente riflessione.
La recente lettera enciclica su intelligenza artificiale, transumanesimo, dignità umana, economia, guerra e futuro dell’umanità si presenta come una riflessione importante sulle implicazioni morali e sociali dell’età tecnologica. Contiene molte affermazioni riconoscibilmente cattoliche e persino ammirevoli: rigetta il transumanesimo, mette in guardia contro la tecnocrazia, condanna lo sfruttamento e il traffico, difende la dignità della persona umana, afferma l’Incarnazione, parla di grazia, fa riferimento all’Eucaristia e insiste sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a una macchina o a dati.
Eppure, nonostante questi elementi positivi, molti cattolici fedeli proveranno un profondo disagio nella lettura. Questo disagio non nasce da passaggi isolati, ma dall’orientamento generale, dall’enfasi e dal centro di gravità teologico del documento stesso.
La preoccupazione più profonda non è che il documento dica cose false sull’umanità, ma che riorganizzi la gerarchia delle verità ponendo l’umanità, il fiorire umano, la dignità umana e le relazioni umane al centro, rischiando di oscurare la primazia di Dio, del peccato, della redenzione, del culto e della salvezza.
La teologia cattolica inizia con Dio. Inizia con la gloria di Dio, la sovranità di Dio, la santità di Dio, la realtà del peccato, la necessità della redenzione, la Croce di Cristo, il giudizio eterno e la salvezza delle anime. La dignità umana è affermata proprio perché l’uomo è creato da Dio, redento da Cristo e ordinato alla comunione eterna con Lui. La dignità dell’uomo scaturisce da Dio e rimane subordinata a Dio.
In questo documento, tuttavia, l’enfasi sembra spesso rovesciata. Ripetutamente, il linguaggio si concentra sul fiorire umano, la vulnerabilità umana, la solidarietà umana, la fraternità umana, la comunione umana, le relazioni umane, la partecipazione umana e la preservazione dell’umanità stessa.
Certamente, la dottrina cattolica insegna su queste cose. Tuttavia, l’enfasi ripetuta crea l’impressione che la crisi primaria del mondo moderno sia la «disumanizzazione», piuttosto che il peccato contro Dio. Il male è spesso descritto in termini di frammentazione, dominio, esclusione, riduzionismo tecnologico o relazioni spezzate, piuttosto che ribellione contro la legge divina e la necessità di conversione e pentimento.
Il trattamento di Cristo rivela particolarmente questo. Tradizionalmente, Cristo è proclamato, come dovrebbe essere, come il Figlio eterno di Dio, il Redentore, il Salvatore dal peccato, l’Agnello sacrificale, il Re, il Giudice dei vivi e dei morti.
Mentre questo documento fa certamente riferimento a Cristo, all’Incarnazione, alla grazia e all’Eucaristia, Cristo è spesso presentato principalmente come: la rivelazione dell’umanità autentica, il modello di comunione, colui che rivela la dignità umana, il compimento della relazionalità umana. Sebbene sia vero che Cristo rivela l’uomo a se stesso, questa verità è sempre subordinata alla realtà maggiore della redenzione dal peccato e della riconciliazione con Dio. Cristo non rivela semplicemente l’umanità autentica; Egli salva l’umanità caduta attraverso la sua Passione, Morte e Risurrezione.
In questo documento, tuttavia, ci sono momenti in cui Cristo sembra quasi più importante come compimento dell’umanità che come Salvatore dal peccato. Questo crea l’impressione di una teologia antropocentrica – una in cui la persona umana diventa il centro interpretativo.
La relativa assenza di un trattamento esplicito del peccato intensifica questa preoccupazione.
Questo documento parla diffusamente di: sistemi di potere, tecnocrazia, guerra, ingiustizia economica, manipolazione, controllo algoritmico, frammentazione sociale e disumanizzazione. Ma si dice relativamente poco su: il peccato originale, la concupiscenza, il pentimento personale, la responsabilità morale, il giudizio, l’inferno, la penitenza o la destinazione eterna dell’anima.
Di conseguenza, le radici del male cominciano ad apparire principalmente strutturali piuttosto che spirituali. La dottrina cattolica insegna che il disordine nella società scaturisce in definitiva dal disordine nel cuore umano ferito dal peccato originale. La tecnologia stessa non è la crisi più profonda; l’uomo separato da Dio è la crisi.
Questa preoccupazione diventa particolarmente evidente nell’appello ripetuto del documento a costruire una «civiltà dell’amore». La frase stessa è autenticamente cattolica e fu usata da Papi come Paolo VI e Giovanni Paolo II. Tuttavia, tradizionalmente questa visione era radicata esplicitamente nella conversione, nell’evangelizzazione, nel regno sociale di Cristo Re, nell’obbedienza alla legge divina e nella grazia soprannaturale.
In questa nuova presentazione, la «civiltà dell’amore» può a volte suonare meno come il frutto della conversione a Cristo e più come un progetto umanitario globale centrato sulla fraternità, la solidarietà, l’inclusione e la pace. Ancora, nessuno di questi obiettivi è sbagliato. La preoccupazione è che la dimensione soprannaturale della salvezza appare meno centrale della costruzione di un ordine sociale umano.
Ecco perché molti cattolici fedeli vivranno il documento come profondamente sconvolgente. La paura non è semplicemente che la dottrina sia negata apertamente, ma che l’intero quadro stia subendo un cambiamento sottile: dall’orientamento verso Dio a quello verso l’uomo, dalla salvezza al fiorire umano, dal peccato ai sistemi, dalla redenzione alla relazionalità, dal culto all’umanitarismo.
La Chiesa ha ripetutamente messo in guardia contro forme di umanesimo religioso che preservano il linguaggio cristiano mentre gradualmente spostano il centro del cristianesimo da Dio all’uomo. Quando la dignità umana si stacca dalla sovranità di Dio, quando la trasformazione sociale oscura la salvezza, e quando il linguaggio della comunione sostituisce quello del pentimento e della santificazione, il cristianesimo rischia di essere ridotto a una visione etica o umanitaria.
Riconosco che questo documento non è privo di elementi autenticamente cattolici. Il suo rigetto del transumanesimo è forte e importante. La sua insistenza sul fatto che l’uomo non deve mai essere ridotto a una macchina o a un algoritmo è preziosa. La sua difesa dell’incarnazione, della sofferenza, dei limiti e della dignità umana si oppone fermamente a molte correnti pericolose della cultura moderna. Anche i suoi avvertimenti su guerra AI, sfruttamento, manipolazione digitale e dominio tecnologico sono seri e spesso illuminanti.
Tuttavia, il problema è più sottile e, quindi, in qualche modo, più preoccupante. La questione riguarda l’enfasi, l’orientamento teologico e il focus antropologico.
La teologia cattolica è chiara: l’uomo è compreso pienamente solo in relazione a Dio, e la dignità umana trova il suo vero significato nell’ordine della creazione, della redenzione, della grazia e della salvezza eterna. Senza che questa gerarchia sia fermamente preservata, anche un linguaggio nobile sulla dignità, la pace, la fraternità e l’umanità può scivolare in una forma di umanesimo cristianizzato in cui l’uomo diventa il centro pratico.
Ecco perché i cattolici fedeli che leggono questo documento possono provare non solo disaccordo, ma un profondo allarme spirituale. La preoccupazione non è solo ciò che viene detto, ma ciò che sembra essere diventato centrale – e se l’ordine soprannaturale della teologia cattolica stia gradualmente essendo eclissato da un’antropologia centrata principalmente sull’umanità stessa.
Al cuore di questa discussione vi è una domanda ben più grande dell’intelligenza artificiale, della tecnologia, dell’economia o persino della politica globale. La domanda reale è questa: Chi è al centro?
Per duemila anni, la Chiesa cattolica ha proclamato che Gesù Cristo non è semplicemente la rivelazione dell’umanità autentica, né un modello di comunione e solidarietà. Egli è il Figlio eterno di Dio, crocifisso e risorto per la salvezza dei peccatori. La Chiesa esiste prima di tutto per glorificare Dio, proclamare il Vangelo, salvare le anime e condurre l’umanità alla vita eterna.
Certamente, la Chiesa deve difendere la dignità umana, resistere alla disumanizzazione tecnologica, opporsi allo sfruttamento e affrontare l’ingiustizia. Tuttavia, tutte queste preoccupazioni devono rimanere radicate nell’ordine soprannaturale. La dignità umana non può essere staccata dalla verità che l’uomo è una creatura che appartiene a Dio e è chiamato alla conversione, alla santità e al culto. Quando l’umanità stessa diventa la lente interpretativa primaria attraverso cui la teologia è compresa, persino un linguaggio bello sulla fraternità, la pace, la comunione e la dignità può gradualmente scivolare in una forma di umanesimo religioso che non pone più Dio al primo posto.
Ecco perché il discernimento è urgentemente necessario nel nostro tempo.
Viviamo in un’epoca profondamente tentata dall’antropocentrismo – un’epoca che parla sempre più dell’umanità dimenticando Dio, parla di solidarietà trascurando il pentimento, e cerca la salvezza attraverso sistemi, tecnologia, psicologia o strutture politiche piuttosto che attraverso la Croce di Gesù Cristo.
La risposta alla crisi moderna non si troverà nel transumanesimo, nella tecnocrazia, nell’intelligenza artificiale o in una visione puramente umanitaria del mondo. Né si troverà nella disperazione o nella paura. La risposta rimane quella che è sempre stata: Gesù Cristo, Re dei re e Signore dei signori.
Solo Cristo rivela sia la grandezza che la miseria dell’uomo. Solo Cristo guarisce ciò che il peccato ha ferito. Solo Cristo ristabilisce l’ordine divino. Solo Cristo può portare una vera pace perché solo Cristo riconcilia l’uomo con Dio.
Come cattolici, dobbiamo quindi rimanere saldamente radicati nella fede perenne della Chiesa – nella Sacra Scrittura, nella Sacra Tradizione, nel Santo Sacrificio della Messa, nella devozione eucaristica, nella preghiera, nella penitenza, nella fedeltà alla verità e nella ricerca della santità. Dobbiamo resistere a ogni tentativo di ridurre il cristianesimo a un progetto puramente terreno, anche quando vestito di linguaggio compassionevole o spirituale.
Il mondo non ha bisogno di una nuova religione centrata sull’umanità. Il mondo ha bisogno del Vangelo.
Possano la Madonna, Sede della Sapienza e Distruttrice delle eresie, intercedere per la Chiesa in questo tempo di confusione. Possano aiutare a rimanere fedeli al suo Divino Figlio, affinché in ogni epoca e in ogni prova possiamo proclamare con chiarezza e coraggio: «Gesù Cristo, ieri, oggi e sempre» (Ebrei 13:8).
Vescovo Joseph Strickland
Vescovo Emerito