Nel mese di aprile di quest’anno, LifeSiteNews ha diffuso in esclusiva una notizia confermando che l’Ufficio del Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano stava conducendo un’indagine attiva su una petizione che contestava la validità della rinuncia di Papa Benedetto XVI nel 2013. Il resoconto, basato su una lettera ufficiale del Promotore di Giustizia, il professor Alessandro Diddi, datata 30 marzo 2026, rappresentava la prima volta in cui l’ufficio investigativo penale vaticano aveva scritto nero su bianco che le pluriennali rivendicazioni avevano dato avvio a un’indagine concreta.

Alcuni osservatori hanno subito liquidato la notizia come falsa o come un mero espediente procedurale con cui il Vaticano avrebbe cercato di negare l’accesso a determinati documenti. Secondo loro, il linguaggio della lettera – secondo cui le indagini erano in corso e la loro conclusione non poteva ancora essere prevista – altro non era che una formula standard per respingere le richieste di accesso ai documenti durante una fase preliminare, priva di reale sostanza.

Questa valutazione è stata nuovamente messa in discussione quando il principale querelante del caso, il giornalista e scrittore italiano Andrea Cionci, è stato convocato per una seconda udienza formale il 3 agosto dal medesimo Promotore di Giustizia. Ciò è avvenuto dopo una prima sessione di quattro ore tenutasi il 12 aprile 2025 – mentre Papa Francesco era ancora in vita – e che costituiva l’indagine preliminare sulla pluriennale petizione di Cionci.

Cionci ha riferito a LifeSiteNews che l’ultimo incontro è durato circa due ore e si è svolto in un’atmosfera notevolmente più rilassata rispetto alla prima. Durante la sessione, egli ha presentato formalmente una petizione aggiuntiva di circa cinquanta pagine contenente nuovo materiale raccolto. Tutto, afferma, è stato registrato ufficialmente.

Si apprende che il Promotore di Giustizia avrebbe ribadito la propria intenzione di concludere le indagini in un futuro prossimo e di trattare la questione con la massima serietà – un linguaggio coerente con le dichiarazioni precedenti rilasciate al sito italiano UCCR.

La petizione penale originale di Cionci, di cento pagine, era stata depositata il 6 giugno 2024 con protocollo 116/24. Da allora è stata più volte integrata.

Al centro della vicenda vi è la tesi secondo cui la Declaratio di Benedetto del 11 febbraio 2013 non avrebbe costituito una valida abdicazione del munus petrino – l’ufficio stesso – ma solo una rinuncia al ministerium, cioè all’esercizio attivo di tale ufficio. Cionci e i suoi collaboratori sostengono che ciò avrebbe lasciato la Sede in uno stato di sede impedita, ossia una sede impedita, rendendo così invalidi i conclavi successivi.

Uno dei documenti che ha attirato particolare attenzione negli ultimi mesi – e che Cionci ha citato in relazione all’indagine più ampia – è uno studio canonistico dettagliato redatto dall’ex magistrato italiano Angelo Giorgianni, già Sottosegretario all’Interno con delega agli affari religiosi nel primo governo Prodi.

L’ex ministro di governo, stimato pubblico ministero, ha inviato un parere pro veritate – un’opinione offerta a titolo di verità – al cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, il 11 marzo 2026. Una copia è stata altresì inviata al Tribunale della Segnatura Apostolica – la massima corte vaticana.

Lo studio si concentra sul conclave del 2025 che elesse Robert Francis Prevost come Leone XIV. Giorgianni esamina le irregolarità rispetto alle norme della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (UDG) – il manuale per l’elezione dei papi emanato da San Giovanni Paolo II.

La prima irregolarità da lui segnalata riguarda il numero dei cardinali elettori. Questo punto è ampiamente documentato. Le voci di Wikipedia su «Cardinali elettori nel conclave del 2025» e sul «Conclave papale del 2025» riportano entrambe che, al momento della morte di Papa Francesco, dei 252 cardinali allora in vita, 135 erano elettori idonei sotto gli 80 anni. Due non hanno partecipato per motivi di salute, lasciando 133 partecipanti. ABC News, nel suo articolo del 8 maggio 2025 «Pope Leo XIV conclave by the numbers», definisce esplicitamente 133 «il numero dei cardinali elettori – il più alto di sempre».

Va notato che il 30 aprile 2025 la Congregazione Generale dei Cardinali ha emesso una dichiarazione – riportata da Vatican News e altri organi di stampa – in cui si riconosceva che Papa Francesco aveva creato più di 120 elettori, dispensando così dal limite numerico nell’esercizio del suo potere legislativo supremo. Tutti gli elettori idonei, pertanto, hanno mantenuto il diritto di voto secondo l’articolo 36 di Universi Dominici Gregis.

Giorgianni, tuttavia, sostiene che l’eccedenza solleva comunque questioni di validità. E basa le sue rivendicazioni sulla stessa costituzione di Giovanni Paolo II.

L’articolo 33 di UDG recita: «Il numero massimo dei cardinali elettori non deve superare i cento venti».

Ancora più significativo, l’articolo 4 di UDG afferma:

Durante la vacanza della Sede Apostolica, le leggi emanate dai Romani Pontefici non possono in alcun modo essere corrette o modificate, né può essere aggiunto o tolto nulla, né può essere concessa alcuna dispensa, neppure da una parte di esse, soprattutto per quanto riguarda le procedure che regolano l’elezione del Sommo Pontefice. Invero, qualora qualcosa fosse fatto o anche solo tentato contro questa prescrizione, con la mia autorità suprema dichiaro nullo e privo di valore.

La seconda irregolarità segnalata da Giorgianni riguarda la presunta scoperta di un telefono cellulare in possesso di un cardinale dopo l’extra omnes (l’ordine con cui tutto il personale non essenziale viene fatto uscire dal conclave). Questo episodio non è un fatto ufficialmente confermato, ma è stato riportato dettagliatamente dalla stampa. È emerso per la prima volta nel libro del marzo 2026 L’elezione di Papa Leone XIV, scritto dai veterani corrispondenti vaticani Gerard O’Connell ed Elisabetta Piqué. Gli autori descrivono un’allerta di sicurezza che ha rilevato un segnale attivo di telefono cellulare all’interno della Cappella Sistina mentre i cardinali si preparavano per la prima votazione. Un cardinale anziano avrebbe poi trovato un telefono in tasca e lo avrebbe consegnato; il libro riferisce che appariva «disorientato e angosciato». Gli autori non fanno il nome del cardinale. Reuters ha riportato la notizia il 1° marzo 2026, con il titolo «Cardinale trovato con telefono durante conclave segreto per eleggere Papa Leone, dice un libro», notando che l’ufficio stampa vaticano non ha risposto a una richiesta di commento.

Citando l’articolo 76 di Universi Dominici Gregis, l’ex magistrato sostiene:

76. Qualora l’elezione avvenisse in modo diverso da quello prescritto nella presente Costituzione, o qualora non fossero osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per questo stesso motivo nulla e priva di valore, senza che sia necessario alcuna dichiarazione al riguardo; di conseguenza, essa non attribuisce alcun diritto a colui che fosse eletto.

Per il momento l’indagine del Promotore di Giustizia prosegue. Una volta terminata la fase preliminare, secondo la procedura vaticana restano due strade: l’archiviazione del caso o l’apertura di un processo formale. Cionci sostiene che il semplice fatto che l’indagine duri da oltre un anno e mezzo, con due udienze separate e l’accettazione di nuova documentazione sostanziale, dimostri che la questione viene trattata con autentica serietà. I critici continuano a liquidare la tesi di fondo come priva di fondamento secondo il diritto canonico vigente. Il Vaticano non ha rilasciato alcun commento pubblico sull’ultima udienza o sullo studio di Giorgianni.

Questa è la situazione attuale di un caso che, a più di tredici anni dalla Declaratio di Benedetto, continua a non trovare una conclusione.

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