Abbiamo già accennato al fatto che, almeno in tre occasioni, Francesco ha nominato vescovi che hanno accettato la nomina e ricevuto le dovute congratulazioni, ma poche settimane dopo hanno rifiutato la consacrazione. La motivazione addotta era “scheletri nell’armadio”, come nel caso del vescovo indonesiano Pascalis Syukur. Nominato cardinale da Bergoglio nel 2024, ha accettato con gioia la nomina, ha ricevuto doni dai fedeli e dalle autorità, ma si è dimesso pochi giorni dopo. In seguito si è scoperto che aveva una relazione con una donna dalla quale ha avuto due figli. Papa Leone ha accettato le sue dimissioni da vescovo diocesano alcuni mesi fa.
Tutto sembra indicare che Francesco abbia nominato vescovi sacerdoti di sua simpatia o con i quali nutriva una certa affinità, aggirando le normali procedure di selezione attraverso le nunziature. Il caso più lampante è proprio quello dell’Argentina, nel cui episcopato si riscontrano una serie di stranezze. Ad esempio, tutti i gesuiti che negli anni Ottanta formarono il gruppo dei bergogliani, oppositori di padre Víctor Zorzín, il provinciale gesuita imposto dal superiore generale Hans Kolvenbach, sono ora vescovi. Un altro esempio: durante gli anni in cui Bergoglio fu provinciale e poi rettore del Colegio Máximo, si assicurò che il maggior numero possibile di congregazioni religiose inviasse almeno un candidato a studiare lì. Questi uomini, una volta ordinati, divennero “corrispondenti” (spie, secondo alcuni) non ufficiali di Bergoglio nei rispettivi istituti. Ebbene, molti di loro sono ora vescovi. Una pratica, quella di nominare i vescovi sulla base di simpatie personali, amicizie o affetti, estremamente pericolosa. Perché le conseguenze di avere cattivi pastori non ricadono solo sui fedeli e sui sacerdoti, come lo stesso Francesco stesso ha dovuto imparare a proprie spese in diverse occasioni.
Consideriamo un caso particolare: monsignor Jorge García Cuerva. Nato nel 1968, fu eletto vescovo ausiliare di Lomas de Zamora nel 2017. Poi trasferito alla sede di Río Gallegos, nella Patagonia meridionale, fu mandato infine a Buenos Aires nel 2023. Sebbene abbia svolto parte del suo ministero pastorale come sacerdote in una baraccopoli, non è mai stato esattamente un “prete di baraccopoli”; quelli sono decisamente migliori. García Cuerva si preoccupava di apparire come un prete che odorava molto di pecora, secondo la nota definizione di Bergoglio. Una auto-percezione che il vescovo non perdeva mai l’occasione di pubblicizzare. Addirittura, come Francesco stesso, diceva di ricevere segni soprannaturali. È noto che il pontefice fosse molto devoto a santa Teresa di Lisieux e dicesse che quando la santa gli concedeva una grazia gli mandava in anticipo una rosa bianca. Naturalmente, in tutti i casi, l’unico testimone del dono floreale era Bergoglio stesso. Ebbene, Jorge García Cuerva, che non voleva essere da meno, raccontò personalmente a un giornalista di aver ricevuto un segno dalla Vergine Maria, a indicare la sua approvazione per la sua nomina spirituale.
È certamente curioso che Francesco abbia scelto come vescovo un sacerdote la cui ordinazione, secondo il clero di San Isidro, era stata rimandata dal suo vescovo. Si presentava come peronista, celebrava messe militanti e coltivava strette amicizie con i più corrotti leader peronisti e difensori delle peggiori cause, come la legalizzazione dell’aborto. Inoltre, nel 2014 fu al centro di uno scandalo quando battezzò i figli di una nota transessuale, “sposata” con un altro uomo, nella chiesa del Santissimo Sacramento (la chiesa più elegante e prestigiosa di Buenos Aires). Non sorprende, quindi, che nel 2021 un sacerdote salesiano della sua diocesi abbia officiato un matrimonio sfarzoso – alla presenza di alte autorità provinciali, incluso il governatore – tra un travestito e un uomo eterosessuale. Sebbene il vescovo García Cuerva abbia affermato di non averlo autorizzato, i dettagli della vicenda non sono mai stati completamente chiariti e il sacerdote ha ricevuto solo un ammonimento. In breve, il vescovo García Cuerva non possedeva i requisiti necessari per ricoprire la carica di primate dell’Argentina. Perché, allora, venne scelto da Francesco?
Naturalmente, c’era una motivazione politica, come in ogni gesto o decisione di Bergoglio. L’anno successivo alla sua nomina, in Argentina si tennero le elezioni presidenziali e il candidato peronista sarebbe stato Sergio Massa, marito di Malena Galmarini (sostenitrice dell’aborto libero in Argentina e amica del vescovo), molto vicino a García Cuerva. Si trattava di un piccolo regalo di Bergoglio ai suoi amici peronisti e di un modo per ostacolare l’arrivo di un altro candidato. Per inciso, la strategia non funzionò.
Nel luglio 2022, il Vaticano completò una verifica contabile nell’arcidiocesi di Buenos Aires, nel corso della quale, per questioni piuttosto dubbie, rimproverò l’arcivescovo cardinale Mario Poli e diversi sacerdoti per la vendita di un immobile. Naturalmente, il rapporto aveva l’approvazione di papa Francesco. Pubblicato dai media nazionali, generò un grande scandalo, ma le accuse del Vaticano si rivelarono infondate. Pochi giorni dopo, il cardinale Poli pubblicò una lettera a sostegno dei sacerdoti diffamati dal Vaticanom mentre 250 sacerdoti dell’arcidiocesi scrissero un’altra lettera attestando l’onestà degli accusati. Come chiunque avrebbe potuto immaginare, questo fece infuriare Bergoglio che, seguendo le orme di Juan Domingo Perón, non perse tempo a far cadere la mannaia. Appena cinque mesi dopo aver compiuto 75 anni, il cardinale Mario Poli fu destituito dalla sede di Buenos Aires e come successore chi fu nominato? L’allora vescovo di Río Gallegos, appunto monsignor Jorge García Cuerva. Una vendetta papale sia contro l’arcivescovo sia contro il clero di Buenos Aires che aveva sfidato il papa con la lettera.
Il candidato naturale per succedere a Poli era monsignor Carlos Azpiroz Costa, OP, che era stato maestro dell’Ordine dei predicatori ed era, ed è, arcivescovo di Bahía Blanca: una persona colta ed equilibrata, in possesso di tutte le qualifiche necessarie per la carica. García Cuerva, d’altro canto, non solo era malvisto dal clero di Buenos Aires, ma era detestato in molti altri ambienti. Francesco lo sapeva, e proprio questa fu la sua vendetta: nominare arcivescovo qualcuno che avrebbe causato un’irritazione permanente tra il clero. Ciò che non si aspettava era che, poco dopo la nomina, avrebbe provocato irritazione anche in lui stesso.
È noto che Francesco, pochi mesi dopo la fatidica nomina, si pentì della sua decisione. Secondo fonti vaticane, lo fece presente ai suoi più stretti collaboratori. Le stesse fonti affermano che tutto lasciava presagire che monsignor García Cuerva avrebbe subito la stessa sorte del suo amico monsignor Gabriel Mestre, nominato arcivescovo di La Plata nel 2023 e costretto a dimettersi meno di un anno dopo. Tuttavia, Bergoglio morì prima di poter infliggere la punizione.
Nella seconda metà del 2024 inviai una lunga lettera al vescovo Jorge García Cuerva, in cui esponevo dettagliatamente il mio disaccordo con le misure che stava adottando. La lettera riguardava questioni davvero importanti, come la nota avidità di denaro di García Cuerva. Parte del disaccordo verteva sulla doppiezza dell’arcivescovo. Mentre lui dichiarava pubblicamente che “il lavoro è un grande strumento di organizzazione sociale, il lavoro dà dignità alle persone”, e diceva che “come Chiesa apprezziamo ogni forma di lavoro: l’impiego formale, le imprese familiari, l’economia popolare, il riciclo, i lavori occasionali”, licenziava più di 130 dipendenti dell’arcidiocesi di Buenos Aires .
Poco dopo, ordinò la chiusura della Casa del clero, situata all’angolo tra le vie Paraguay e Rodríguez Peña, dove risiedevano sacerdoti che non avevano letteralmente un posto dove vivere, alcuni dei quali anziani o malati, e cedette l’enorme edificio al Comune di Buenos Aires. Strano, molto strano.
L’avidità di monsignor García Cuerva non si è placata con la morte di Francesco; al contrario, si è intensificata. In qualità di gran cancelliere della Pontificia Università Cattolica Argentina, ha deciso di fondare un nuovo campus universitario, che ha chiamato Zona Norte, situato all’interno del complesso Nordelta. L’idea in sé non è cattiva, ma tutti sanno l’enorme quantità di denaro che un prestigioso centro universitario genererà in una zona che concentra i nuovi ricchi, e coloro che aspirano a diventarlo, provenienti da tutta Buenos Aires. Avrebbe osato prendere una simile iniziativa, così lontana dallo spirito bergogliano, durante il pontificato di Francesco?
Ma l’accordo che ha suscitato più discussioni, e giustamente, è quello riguardante il Luna Park. Ricordiamo che questo enorme e storico centro polifunzionale, situato in una posizione privilegiata a Buenos Aires [vedi foto], fu lasciato in eredità dalla vedova del suo fondatore e proprietario a Cáritas, organizzazione amministrata dall’arcidiocesi di Buenos Aires e dalla congregazione salesiana. Papa Francesco aveva bloccato la firma del progetto di ampliamento e ristrutturazione che l’avrebbe trasformato in un edificio nuovo e moderno, dedicato a ospitare spettacoli di ogni genere, religiosi e non. Ma si sa che quando il re muore le cose cambiano. E così monsignor Jorge García Cuerva ha ottenuto la firma e l’autorizzazione per i lavori di ristrutturazione da Leone XIV durante il suo ultimo viaggio a Roma, notizia resa pubblica dallo stesso arcivescovo .
La cosa più sorprendente è che Luna Park è un monumento storico nazionale posto sotto la tutela dell’assessorato ai beni culturali della città di Buenos Aires. Com’è possibile, quindi, che il sindaco Jorge Macri, amico di Jorge García Cuerva, abbia autorizzato interventi che altereranno completamente l’edificio? Alcuni sacerdoti di Buenos Aires sostengono che si tratti di un pagamento per la cessione della Casa del clero alla città.
Le malefatte del vescovo García Cuerva non si limitano alle questioni finanziarie. Avevamo già detto che il clero di Buenos Aires non lo apprezzava, e non lo apprezza tuttora. Lui lo sa, e per questo motivo ha un atteggiamento autoritario sui sacerdoti, ignorando o maltrattando soprattutto i più anziani. Il caso emblematico è quello del vescovo José Luis Mollagham, 79 anni, trovato morto, in condizioni di abbandono, dopo quattro giorni nell’appartamento in cui viveva. Sono stati i vicini ad allertare la polizia.
Abbiamo preso come esempio un vescovo nominato da Francesco senza possedere i requisiti minimi per la carica, che ha commesso numerosi abusi nell’esercizio del suo ministero, ma se guardiamo ai suoi colleghi della Grande Buenos Aires vediamo che molti di loro condividono lo stesso pedigree: peronisti militanti, membri di una qualche mafia politica non meglio identificata e con una formazione teologica scarsa o inesistente.
Dio abbia pietà dell’anima di Francesco e perdoni i suoi peccati.