Padre Thomas Crean, O.P., sacerdote domenicano e teologo, ha condiviso su X un post del dottor Alan Fimister, nel quale si afferma che sostenere che la pena di morte sia malum in se (intrinsecamente malvagia) costituisce un’eresia.
Il post, rilanciato da Crean mercoledì, delinea una precisa distinzione tra i ruoli del Magistero e dei laici in materia di pena capitale.
«Affermare che la pena di morte sia malum in se (intrinsecamente malvagia) è un’eresia», ha dichiarato Fimister. «Definire le condizioni in cui la pena di morte può essere legittimamente applicata rientra nella competenza del Magistero».
«In virtù del diritto divino, spetta ai laici giudicare se tali condizioni siano soddisfatte», ha proseguito.
«Quando membri della gerarchia esprimono ufficialmente il proprio parere sulla sussistenza di tali condizioni, le loro affermazioni sono obiter dicta (osservazioni incidentali, cioè opinioni non vincolanti) oppure costituiscono atti ultra vires (che eccedono la loro autorità)», ha precisato il teologo.
Queste dichiarazioni si inseriscono nei continui sforzi di teologi e sacerdoti ortodossi per fare chiarezza sull’insegnamento secolare della Chiesa riguardo a questa questione morale, dopo l’ambigua revisione del 2018, voluta da Papa Francesco, del paragrafo 2267 del Catechismo della Chiesa cattolica.
Il testo riveduto afferma che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona» e che la Chiesa «si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo». Esso sostituisce una formulazione precedente, secondo cui «l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude il ricorso alla pena di morte».
Lo stesso giorno in cui fu annunciata questa modifica, LifeSiteNews pubblicò un articolo di opinione di Fimister, nel quale egli definiva il nuovo testo «sconcertantemente ambiguo». Scriveva che «la legittimità della pena di morte in linea di principio è insegnata dalla Scrittura, dalla dottrina unanime dei Padri e da tutti i predecessori di Papa Francesco» e che, sebbene il nuovo testo «non debba necessariamente essere interpretato» come una negazione di tale principio, «di certo tenderà a creare un’impressione di rottura».
Ha inoltre affermato che ogni giudizio secondo cui gli attuali sistemi di detenzione renderebbero non necessaria la pena di morte è una valutazione prudenziale che spetta propriamente ai laici: «È compito del Magistero esporre i principi della fede e della morale; è compito dei laici conformare l’ordine civile a tali principi e quindi giudicarne l’applicazione nelle diverse circostanze concrete».
Sulla scia del suo immediato predecessore, Papa Leone XIV ha utilizzato questa nuova formulazione nelle proprie dichiarazioni sull’argomento. In un post sui social media pubblicato sabato scorso ha affermato che la «pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona».
Inoltre, in un videomessaggio del 24 aprile rivolto a un evento della DePaul University per commemorare il quindicesimo anniversario dell’abolizione della pena di morte in Illinois, il papa americano ha dichiarato che «la dignità della persona non viene meno neppure dopo la commissione di crimini molto gravi» e ha ribadito che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e alla dignità della persona».
Ha anche sostenuto che appoggiare la pena di morte significa non essere «davvero pro-vita», formulazione che può erroneamente suggerire che, come l’aborto, anche la pena capitale sia intrinsecamente malvagia.
Secondo numerosi studiosi, queste affermazioni contraddicono quasi duemila anni di insegnamento cattolico. Essi citano diversi passi della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione per sostenere che la pena di morte non è intrinsecamente immorale.
Tra questi vi è Genesi 9,6, che afferma: «Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché a immagine di Dio egli ha fatto l’uomo».
Inoltre, in Romani 13 san Paolo afferma che lo Stato «non porta la spada invano», ma è «al servizio di Dio per la giusta punizione di chi opera il male».
Quanto alle affermazioni della Sacra Tradizione, nella bolla Exsurge Domine del 1520, con cui condannava gli errori di Martin Lutero, Papa Leone X respinse l’idea che la pena capitale fosse «contraria alla volontà dello Spirito».
Anche il Catechismo del Concilio di Trento ne riconobbe la legittimità. Papa Pio XII insegnò esplicitamente che l’omicida «si è privato del diritto alla vita» e che, pertanto, lo Stato non commette alcun torto giustiziandolo.
E, pur invocando grande moderazione, Papa san Giovanni Paolo II riconobbe che la pena di morte poteva essere legittima nei rari casi in cui fosse necessaria a proteggere la società.
Nel dibattito sulla dichiarazione di sabato di Papa Leone, il filosofo cattolico Edward Feser — che ha sostenuto l’infallibilità dell’insegnamento tradizionale — ha proposto una soluzione alla confusione. Ha scritto su X che, se il papa e il Vaticano «riaffermassero chiaramente ed esplicitamente che “la pena di morte non è intrinsecamente sbagliata…” prima di criticarne la concreta applicazione con tutta la durezza che ritengono opportuna, il problema si risolverebbe immediatamente… Non c’è alcuna ragione razionale per non farlo».
Padre Crean, frate della Provincia inglese dell’Ordine dei Predicatori, residente presso il Priorato di San Domenico a Londra, ha conseguito titoli di studio presso l’Università di Oxford e l’Institut Saint-Thomas-d’Aquin di Tolosa, nonché un dottorato in teologia sacra presso l’International Theological Institute in Austria. È stato tra i primi firmatari della Correzione filiale del 2017 riguardante Amoris laetitia ed è coautore, insieme a Fimister, di Integralism: A Manual of Political Philosophy (2020). Tra le sue altre opere figurano God is No Delusion e un commento al Vangelo di san Luca.
Fimister, originario di Newcastle upon Tyne, in Inghilterra, è stato professore associato di teologia al St. John Vianney Theological Seminary di Denver e, successivamente, all’Holy Apostles College and Seminary. Ha conseguito titoli di studio presso l’Università di Oxford e l’International Theological Institute, nonché un dottorato di ricerca all’Università di Aberdeen sulla teoria politica tomista. Dirige il Dialogos Institute ed è autore di Robert Schuman: Neo-Scholastic Humanism and the Reunification of Europe (2008) e The Iron Sceptre of the Son of Man (2023).