Varata una petizione a Leone XIV per sapere notizie circa il procedimento sulla sede impedita di Benedetto XVI
Dunque, il processo Becciu è tutto da rifare. Scrive la Bussola quotidiana: “Un trionfo per le difese, una debacle per l’ufficio del promotore ed in particolare per l’operato di Alessandro Diddi, grande protagonista in primo grado. La Corte ha dato ragione alle due contestazioni che sono state un cavallo di battaglia delle argomentazioni della professoressa ordinaria di Diritto canonico [… grande difensora della legittimità di Bergoglio n.d.r.] Geraldina Boni. Nel suo libro scritto con Manuel Ganarin e Alberto Tomer Il processo Becciu. Un’ analisi critica, Boni aveva sviscerato sia la questione dell’omesso deposito di numerosi atti sia quella della segretezza dei rescripta, ritenendoli una violazione del diritto di difesa.
Il gioco è fin troppo facile ed evidente: il processo Becciu non ha mai avuto alcuna validità perché promosso da uno che non era il legittimo papa, in quanto Bergoglio fu eletto da un conclave abusivo convocato dopo la falsificazione della declaratoria di decisio di papa Benedetto con cui annunciava la sua prossima sede impedita.
Lungi dal rivelare la verità, la chiesa di Leone XIV si sta dimostrando una campionessa di “sottotappetismo” tentando di mascherare maldestramente la Magna Quaestio, sperando che i fedeli si stanchino o si accontentino di briciole informative su una possibile elezione legittima da parte dei 25 cardinali elettori.
Quindi, l’esigenza adesso è trovare una scusa per annullare il processo Becciu, ma bisogna pur dare la colpa a qualcuno. A chi? Ovvio: al promotore di giustizia.
Chi oggi prova a scaricare su Alessandro Diddi l’intero fallimento del processo Becciu compie un’operazione tanto comoda quanto falsa.
La magistratura vaticana non è come quella italiana, dove la magistratura è (teoricamente) indipendente dal potere politico. La Chiesa è una monarchia assoluta e se il papa (o l’antipapa, chiunque eserciti il ministerium) vuole intervenire sui magistrati, può farlo, bloccando, insabbiando, piegando.
Diddi non è stato il sovrano del sistema, non è stato il legislatore occulto, non è stato il titolare del potere supremo nella Città del Vaticano. Il vertice di quel sistema era l’antipapa Francesco che, come noto, esercitava il proprio potere in modo tirannico, come ha ben documentato il libro di un ex cavaliere di Malta “The dictator pope”.
Ed è quindi sul vertice del sistema che deve ricadere il giudizio politico e istituzionale più severo, non sull’uomo chiamato a eseguire, dentro quell’assetto, una linea di rigore e di controllo che non nasceva certo da lui.
È troppo facile prendersela con il promotore di giustizia e far finta che il contesto nel quale egli ha agito sia irrilevante. Non lo è affatto. Se oggi emergono contestazioni radicali sulla correttezza del procedimento, sulla gestione degli atti, sul regime dei rescripta e sulle torsioni che avrebbero alterato l’equilibrio processuale, allora il punto decisivo è uno solo: chi governava quel sistema? Chi ne incarnava il vertice effettivo? Chi aveva il potere di imprimere indirizzo, metodo, priorità e clima? La risposta è evidente, era Papa Francesco, in quanto capo supremo dell’ordinamento vaticano e punto di riferimento ultimo della stagione politico giudiziaria nella quale il processo ha preso forma.
Per questo l’artificio polemico contro Diddi è intellettualmente disonesto. Si colpisce l’esecutore per non colpire il vertice, per non dover dire la verità, cioè che Bergoglio non è mai stato papa per sede impedita di Benedetto XVI. Il segreto di Pulcinella, ormai.
Peraltro, questo capro espiatorio potrebbe far comodo in futuro anche per la questione della sede impedita di Benedetto XVI e dell’antipapato di Bergoglio. Un giorno potrebbe uscire qualche scandalo su Bergoglio e allora tutti si chiederebbero? Come mai non si era saputo più nulla dell’istanza depositata da Cionci in tribunale? Di chi è la colpa? Ma è ovvio, del promotore Diddi. Del resto, il suo ufficio non ha risposto alla petizione depositata da Cionci il 23 febbraio 2026: https://www.petizioni.com/al_promotore_di_giustizia_vaticano_richiesta_di_notizie_su_istanza_papa_benedetto_xvi
In pochi sanno che per l’ordinamento monarchico assolutista della Chiesa, il magistrato potrebbe benissimo essere stato “silenziato” da Leone XIV.
Per scongiurare il rischio di un ennesimo scaricabarile, è stata appena varata una petizione:
https://www.petizioni.com/a_ss_leone_xiv_richiesta_di_notizie_su_procedimento_giudiziario_sede_impedita_di_benedetto_xvi direttamente rivolta a Leone XIV: in questa si chiede che lui stesso, quale Supremo giudice di Santa Romana Chiesa autorizzi l’ufficio del promotore di giustizia a notiziare circa lo stato dei lavori.
Il responsabile di un eventuale insabbiamento della questione non potrà che essere solo Leone XIV in persona.
Andrea Cionci